Quegli 80 euro di Renzi

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-CONFIDENCE

Il 12 marzo scorso, “il Consiglio dei Ministri ha approvato la relazione del Presidente, Matteo Renzi, sui provvedimenti che si attueranno in materia di riforme costituzionali e sugli interventi di politica economica inclusa la riduzione del carico fiscale. In particolare, la relazione del Presidente del Consiglio, ha toccato le riforme economiche e per il lavoro, individuando misure che, nel rispetto del tetto del 3% del Pil fissato per l’indebitamento netto, possano garantire una strategia d’urto per la ripresa del Paese in termini di competitività e ripresa di domanda interna. Tra le misure previste, la relazione approvata ha individuato in 10 miliardi di euro le risorse per consentire l’aumento della detrazione Irpef in busta paga ai lavoratori dipendenti sotto i 25 mila euro di reddito lordi, circa 10 milioni di persone, dal 1° maggio prossimo, per un ammontare di circa 1000 euro netti annui a persona.”

http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=75126

Vale a dire 80 euro al mese in busta paga. Soldi che arriveranno, come promesso dal presidente del Consiglio, il 27 maggio prossimo. Appena due giorni dopo le Elezioni del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014.

Per combattere la recessione economica in cui versa da molto tempo ormai il nostro paese e la stretta prolungata sui consumi, Renzi punta, mettendo la cifra risibile di 80 euro in tasca agli italiani, a far ripartire il mercato interno.

Ma il vero intento di questa misura è di far dimenticare con l’elemosina di 80 euro al mese che la crisi economica è stata causata dalle politiche recessive iniziate da Mario Monti, che ha distrutto, come da lui stesso dichiarato, proprio la domanda interna, e proseguite da Enrico Letta. Politiche che il Partito Democratico, di cui è segretario Matteo Renzi, ha sostenuto pienamente. Ma soprattutto comprando gli italiani a condizione di continuare con le politiche di austerità. Infatti come dichiarato dallo stesso Renzi la copertura dei 10 miliardi previsti arriverà per un ammontare di 3 miliardi dal risparmio della spesa pubblica.

Il Commissario Straordinario per la Revisione della Spesa (spending review), Carlo Cottarelli, nominato da Enrico Letta e confermato da Renzi, ha risposto in merito proprio il 12 marzo, illustrando, ai senatori durante l’audizione della 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato della Repubblica, le misure proposte per la spending review. Cottarelli ha indicato, tra l’altro, una riduzione dei costi nella sanità, tagli sul trasporto ferroviario e soprattutto ha parlato per quanto riguarda il settore pensionistico di “un contributo temporaneo di solidarietà sui trattamenti più elevati a beneficio della fiscalizzazione degli oneri per i lavoratori neoassunti”

Proposta quest’ultima che Renzi ha dovuto smentire il giorno dopo dichiarando però che solo per il momento i soldi in tasca ai pensionati non li avrebbe messi. http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-c29d47bf-2ba8-48e8-abb7-1b0033e121df.html?refresh_ce

Dunque continuerà la politica recessiva che sta portando anche alla perdita dei diritti del lavoro con il provvedimento del Jobs Act che si propone di prevedere l’introduzione di tipologie contrattuali con tutele crescenti.

Perchè Renzi ha fatto questa promessa degli ottanta euro? Perchè pensa che il popolo italiano accetti ancora le ingiustizie e soprattutto si faccia comprare. Che stia al gioco di un operazione di marketing finalizzata ad accaparrare voti in vista delle prossime europee. Per continuare quindi, con il consenso degli italiani, dopo aver elargito l’elemosina, con le politiche di austerità (spending review).

Dimostriamo che gli italiani puntano più sulla qualità che sulla quantità e l’apparenza.

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